Le auto ibride e le auto elettriche sono una realtà sempre più diffusa, in nome di un rispetto dell’ambiente sempre più sentito da parte degli automobilisti.
I veicoli a motore ibrido utilizzano sia il motore a combustione interna (che ha un’efficienza del 40%) che quello elettrico (che ha un’efficienza del 27-28%). Quest’ultimo ha un’autonomia di centinaia di chilometri con un’unica carica, inoltre i veicoli elettrici non utilizzando il petrolio riducono sensibilmente il riscaldamento globale e sono molto più silenziosi.
I due propulsori conducono un’esistenza fruttuosa in quanto hanno caratteristiche complementari: il motore a combustione interna assiste alla trasformazione dell’energia chimica del combustibile con un’efficienza buona, mentre il motore elettrico è responsabile della conversione dell’energia disponibile nel veicolo in minore quantità.
Ma come si immagazzina l’energia elettrica? Solitamente sono due le modalità. La prima è tramite le batterie, che funzionano grazie a processi elettrochimici che si svolgono al loro interno, la seconda è tramite i supercondensatori, che hanno minore densità energetica rispetto alle batterie ma sono in grado di sviluppare maggiori potenze e la terza ed ultima è tramite volani ad azionamento diretto, dove l’energia viene immagazzinata come energia cinetica di un volano che viene messo in moto da una macchina elettrica. Per quanto riguarda i livelli di ibridazione, questi sono tre: il full hybrid (ibridazione piena), ovvero quando il motore elettrico è in grado autonomamente di far correre il veicolo, il mild hybrid (ibridazione leggera), ovvero quando il motore elettrico non è in grado di seguire autonomamente e interamente un ciclo di guida normailizzato e il minimal hybrid (ibridazione minima) che è caratterizzato da una percorrenza decrescente in modalità elettrica e da un decrescente grado di ibridazione. La tecnologia ibrido di serie permette al motore termico che non è collegato alle ruote di generare la corrente per alimentare il motore elettrico che la trasforma autonomamente in moto, mentre le batterie vengono ricaricate dall’energia superflua. Questo tipo di tecnologia viene utilizzata soprattutto dai veicoli che hanno necessità di effettuare continue frenate e ripartenze, come per esempio i veicoli ad uso urbano quali autobus e taxi.
Un’altra tecnologia molto comune è l’ibrido parallelo, ovvero quando sia il motore elettrico che quello ibrido forniscono coppia alle ruote. La maggior parte dei veicoli sul quale è montato combinano in una sola unità un grande generatore elettrico e un motore e solitamente il cambio è automatico.
L’utilizzo di questa tecnologia è vantaggioso perché le marcie basse vengono quasi completamente eliminate e il consumo a ruote ferme o a passo d’uomo diminuisce notevolmente. Permette inoltre l’uso di cilindrate più basse poiché il motore termico può essere supportato da quello elettrico alle massime velocità: è perciò un veicolo più adatto ai ritmi della città che a quelli dell’autostrada. Infine, esiste anche l’ibrido misto che è caratterizzato da un nodo meccanico e da uno elettrico. Chi controlla la gestione dei flussi di energia fra i vari convertitori ed accumulatori è il controllore di supervisione, che si colloca tra gli algoritmi di interpretazione della volontà del conducente e quella di controllo dei singoli componenti.

Le auto elettriche e quelle ibride sono sicuramente la risposta giusta alla continua richiesta da parte degli acquirenti di veicoli che uniscano al basso consumo anche un basso impatto ambientale.